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Fallito golpe: la Turchia si sente incompresa

Fallito golpe: la Turchia si sente incompresa”

Dopo il 15 luglio 2016 la leadership del presidente Erdogan si è rinforzata a dismisura e la Turchia è sempre più sola e isolata dall'Europa, ma i turchi si sentono sicuri in mano al proprio leader e sultano. Il sultano, prigioniero di se stesso e incapace di dare un minimo di dignità al suo ruolo, dice che bisogna tagliare la testa ai traditori.

Il bilancio finale fu di 290 morti, 1440 feriti e circa 6 mila, tra militari e giudici, arrestati perché ritenuti complici dello sventato colpo di stato.

Già negli ultimi anni dello Stato ottomano, però, esistevano forze che auspicavano un rinnovamento in un'altra direzione: è il caso del pensatore Said Nursi che proponeva un Islam moderno, razionale, aperto alla scienza e al mercato mondiale che già si andava delineando agli inizi del '900.

Ankara. All'alba di questa mattina Istanbul e Ankara hanno celebrato il primo anniversario dal tentato golpe, era la notte del 15 luglio dello scorso anno quando i carrarmati invasero le strade e gli elicotteri il cielo per realizzare un colpo di Stato causò la morte di 250 persone.

Ma l'unico recente baluardo democratico nel Paese è stato rappresentato dalla marcia per la giustizia organizzata dal Partito repubblicano del popolo. Gli eventi e i cortei più grandi si svolgeranno ad Ankara e Istanbul dove alle manifestazioni hanno preso parte più di 100.000 persone. Il movimento di Gülen, non è interessato a gestire il potere direttamente ma ha, piuttosto, una strategia di lungo periodo: vuole permeare la società, arrivare a trasformare lo Stato trasformandone i cittadini. Imprigionati per mesi, Dundar e Gul sono stati rilasciati nel febbraio 2016 in base ad una sentenza della Corte costituzionale. In un articolo pubblicato oggi sul settimanale "Bild Sonntag", Juncker si è detto preoccupato in particolare per l'arresto di alcuni giornalisti, come il tedesco Deniz Yucel del quotidiano "Die Welt", affermando che la detenzione "senza processo" di Yucel "non è compatibile con i diritti umani, la libertà di espressione e lo stato di diritto".

Restano invece in carcere gli altri colleghi di Cumhuriyet accusati di far parte della presunta rete terroristica FETO che fa capo a Gulen.

Articolo 21, insieme alla Federazione nazionale della stampa italiana, non solo raccoglie e rilancia l'appello ma promuoverà una giornata di mobilitazione sui social per amplificare la campagna contro il bavaglio turco.



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